DALLE REGIONI

Il percorso assistenziale individuale: nuovo modello di cura lombardo in ottica di genere

Franca Di Nuovo1, Ida Maria Ada Ramponi2, Giulio Gallera3

1Referente medicina di genere Regione Lombardia; 2Direttrice Generale Asst Rhodense, Garbagnate Milanese, Milano; 3Assessore al Welfare Regione Lombardia

Nel panorama italiano Regione Lombardia si è sempre contraddistinta per aver realizzato un sistema sanitario di eccellenza, in grado di erogare prestazioni sanitarie rispondenti ai bisogni di salute dei cittadini. I nuovi bisogni di cura e assistenza, condizionati anche dai mutamenti sociodemografici in atto, hanno indotto un ripensamento e una modifica sostanziale delle politiche sanitarie lombarde, che si sono concretizzati nella legge regionale n. 23 dell’agosto 2015 “Evoluzione del sistema sociosanitario lombardo”.

Con l’intento di attuare un sistema sanitario innovativo e proattivo, in grado di porre l’accento sul concetto di appropriatezza organizzativa delle cure, ha preso avvio il riordino del sistema sociosanitario lombardo, anche per far fronte alle mutate esigenze di una popolazione che nel prossimo decennio sarà costituita per il 25% circa da anziani over 70. Si tratta di un cambiamento culturale sostanziale, che sta modificando l’organizzazione sanitaria lombarda con l’intento di garantire i principi di universalità, uguaglianza, rispetto della persona umana e della sua libertà di scelta del trattamento sanitario garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale.

Questo modello, approvato con la Delibera “Riordino della rete di offerta e modalità di presa in carico dei pazienti cronici o fragili”, pone al centro del sistema il paziente e si fonda sul Piano di Assistenza Individuale (PAI) e sulla presa in carico di pazienti anziani principalmente affetti da malattie croniche. Lo scopo è di migliorare la qualità di vita dei cittadini lombardi con la garanzia di una maggiore appropriatezza e di una maggiore aderenza alle cure del malato affetto da polipatologie croniche. In quest’ottica il concetto di individualità delle cure, criterio costituente e fondante il PAI, diventa l’anello di congiunzione alla medicina genere-specifica, branca trasversale della medicina che studia l’influenza non solo del sesso (e quindi delle differenze biologiche tra uomo e donna), ma anche del ‘genere’ (e quindi dei fattori ambientali, sociali, culturali, demografici e relazionali che caratterizzano ciascuno individuo) sullo stato di salute di ognuno.

Parlare di genere in medicina significa quindi parlare di un concetto culturalmente dinamico, che deve inevitabilmente rispecchiare i mutamenti sociali e demografici in atto nella società, la cui influenza si manifesta anche sullo stato di salute delle persone nella misura in cui la salute è un fenomeno costruito, interpretato e vissuto socialmente, dove il genere gioca un ruolo fondamentale, essendo uno dei determinanti della salute in grado di trasformare le differenze biologiche in differenze sociali.

Per questo la medicina genere-specifica valorizza e potenzia il concetto di personalizzazione delle cure e dell’assistenza, con lo scopo di garantire a tutti la migliore erogazione dei trattamenti sanitari nell’ambito della prevenzione, della diagnosi, della terapia e della riabilitazione.

Da questo punto di vista il PAI può essere inteso come un modello di cura orientato al genere, poiché risponde ai criteri di appropriatezza e personalizzazione propri della medicina genere-specifica. Senza un orientamento di genere, infatti, le politiche sanitarie sono metodologicamente scorrette, discriminatorie e inappropriate. Pertanto il PAI si impegna a realizzare un percorso di salvaguardia della salute che pone attenzione non solo ai fattori biologici della malattia, ma anche ai determinanti di salute a partire dagli scenari sociologici, etnici e culturali che contraddistinguono ciascun individuo. Regione Lombardia, conscia che la salute di genere è una connotazione imprescindibile e che un cambio di strategia delle politiche sanitarie in ambito assistenziale è divenuto ormai inevitabile, è stata una delle prime Regioni ad aver inserito la medicina di genere nei documenti regolatori del Servizio Sanitario Regionale.

Il Piano Regionale di Sviluppo della X Legislatura (2013-2018) aveva introdotto il concetto di “ottica di genere” per realizzare nuove promettenti progettualità sia in ambito ospedaliero che territoriale. La delibera delle “Regole di sistema” n. X/1185 del 20 dicembre 2013 ha interamente dedicato un’apposita sezione alla medicina di genere tra le determinazioni riguardanti la gestione del servizio sociosanitario regionale. L’attenzione è stata focalizzata sull’innovazione e sulla progettualità organizzativa, che ben si coniugano con il miglioramento dell’appropriatezza clinica gender-oriented.

Seguendo tale filo conduttore la Legge regionale n. 23 dell’agosto 2015 ha definito i criteri per sviluppare, nel Servizio Sanitario Lombardo, nuovi modelli di cura e assistenza capaci di rispondere anche ai dettami della medicina genere-specifica. La riorganizzazione del sistema sanitario si è basata sulla consapevolezza che l’aumento degli anziani affetti da malattie croniche richiede di cambiare modalità, tempi e processi nell’erogazione dei servizi per la salute, adeguandoli ai nuovi bisogni di cura. Nel mutato assetto organizzativo si inserisce oggi un nuovo modello di servizi per la salute, funzionale ad affrontare il tema cruciale delle cronicità e delle fragilità del soggetto anziano. La medicina di genere nella sua trasversalità promuove la salute non solo di uomini e donne, ma prende in considerazione tutte le età evolutive dell’individuo, dal bambino all’anziano. Quindi il PAI, occupandosi di pazienti anziani, nel momento in cui questi rappresentano una realtà sociale emergente, soddisfa i fondamenti della medicina genere-specifica. Il nuovo modello di cura che Regione Lombardia ha predisposto per garantire alle persone in condizione di cronicità cure meglio rispondenti ai bisogni individuali di salute semplifica al paziente la gestione della patologia cronica, sia in ottica di genere sia di sostenibilità economica del sistema. I cittadini con patologie croniche sono stati invitati con lettera individuale ad aderire alla nuova opportunità dall’Agenzia di Tutela della Salute territorialmente competente. Accettato l’invito, il cittadino ha potuto scegliere il gestore che ha preso in carico i suoi bisogni di salute e che con lui ha sottoscritto un “Patto di Cura” con validità annuale. Successivamente, in base alle specifiche necessità cliniche, per ogni cittadino è stato redatto il PAI personalizzato, comprendente tutte le prescrizioni necessarie alla gestione delle patologie croniche di cui è affetto. Il patto di cura è un vero contratto, non rinnovabile tacitamente, che impegna entrambi i soggetti: il gestore per le attività e i servizi previsti nel PAI; il paziente per l’aderenza alla terapia prescritta. Per la redazione del PAI il gestore individua un clinical manager, che ha il compito di redigere un piano assistenziale individuale disegnato sui reali bisogni di salute del singolo paziente, personalizzato e adeguato alla complessità e molteplicità del suo quadro clinico. Da quel momento il gestore accompagna il paziente nel percorso di cura, programmando visite, esami ed altre necessità di cura, affiancandolo nell’attuazione dell’intero piano terapeutico individuale. Il medico gestore garantisce il coordinamento e l’integrazione tra i differenti livelli di cura e i vari attori del servizio sanitario e sociosanitario lombardo (medici di medicina generale/pediatri di libera scelta, medici specialisti, strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private, farmacie, infermieri, etc.). Nell’organizzazione di visite ed esami, il gestore dispone di un’articolata filiera di strutture idonee ad erogare le prestazioni previste dal percorso di cura: ciascun paziente pertanto non dovrà più preoccuparsi di prenotare visite mediche affrontando liste di attesa prolungate. Il PAI così strutturato potrebbe diventare uno strumento in grado di abbattere le discriminazioni di genere e i meccanismi di iniquità di accesso alle cure e ai servizi, che più frequentemente penalizzano le donne, che spesso si sottraggono alle cure per mancanza di tempo e per assolvere la funzione di caregiver. Come documentato dalla letteratura sanitaria e sociologica, le donne, pur vivendo più a lungo degli uomini, hanno un’aspettativa di vita sana differente, principalmente a causa di fattori sociali, culturali, ed economici. Le donne di età superiore ai 65 anni spesso vivono da sole e hanno un livello culturale e una situazione economica inferiore agli uomini, e tali determinanti di salute legati al genere possono ridurne l’accesso alle cure. Il PAI lombardo costituisce la prima formulazione di uno strumento di appropriatezza organizzativa che Regione Lombardia vuole implementare per lasciarsi alle spalle politiche sanitarie fondate su metodologie programmatiche obsolete, che non considerano i mutamenti demografici, sociali e psicologici della società. La conoscenza della stratificazione demografica della popolazione per età e genere deve costituire il punto di partenza per rispondere efficacemente alle domande di salute e cura, che sono differenti nelle varie fasi evolutive della vita dei soggetti malati. Gli esiti e la performance dell’applicazione di questo nuovo modello organizzativo, della presa in carico della persona affetta da polipatologie, in termini di outcome, dovranno contemplare la determinazione dell’efficacia e dell’efficienza del nuovo processo assistenziale. Il PAI, nella sua visione trasformista, costituisce quindi la sfida sanitaria lombarda del futuro, le cui ricadute e i risultati positivi attesi saranno principalmente rappresentati dalla personalizzazione e dall’erogazione di prestazioni sanitarie rispettose dei bisogni di salute del singolo individuo. La qualità organizzativa del nuovo sistema sanitario lombardo, favorendo l’appropriatezza dei programmi di cura, ridurrà gli sprechi e assicurerà la sostenibilità economica delle spese sanitarie, in linea con il contesto sociale di riferimento e quindi anche con le differenze di genere.

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