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DOI 10.1723/3148.31300 Scarica il PDF (438,9 kb)
Ital J Gender-Specific Med 2019;5(1):41-42



Position Paper

Società Italiana di Endocrinologia e medicina di genere

Andrea Lenzi1, Silvia Migliaccio2, Paolo Vitti3

1. Professore Ordinario di Endocrinologia, Presidente del Comitato Italiano di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita, Presidente della Fondazione di Ricerca della Società Italiana di Endocrinologia, Dipartimento Medicina Sperimentale, Sezione di Fisiopatologia Medica, Scienza dell’Alimentazione ed Endocrinologia, Sapienza Università di Roma

2. Professore Associato di Scienze Tecniche Mediche Applicate, Membro del Gruppo di lavoro della Società Italiana di Endocrinologia su “Disforia di genere e disturbi dello sviluppo genitale e gonadico”, Dipartimento di Movimento, Scienze Umane e della Salute, Università Foro Italico di Roma

3. Professore Ordinario di Endocrinologia, Presidente della Società Italiana di Endocrinologia, Direttore Endocrinologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa, Direttore del Centro Clinica di Endocrinologia e Endocrinochirurgia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana

La Società Italiana di Endocrinologia (SIE) è la società nella quale convergono molteplici tematiche e interessi sia clinici che di ricerca di base e traslazionale inerenti ormoni, metabolismo, contaminanti ambientali, benessere ed esercizio fisico. È ben noto dagli albori della scienza medica, e in maniera più rigorosa dagli anni Settanta del secolo scorso, come la medicina non sia una scienza neutra, ma sia una scienza altamente influenzata dal genere. Tra le molteplici discipline mediche, l’endocrinologia è verosimilmente quella che rientra a maggior diritto nella classificazione di branca specialistica con un’elevata peculiarità per la medicina di genere e quindi per una valutazione, diagnosi e terapia distinta sulla base del genere maschile o femminile, che presentano milieu ormonali diversi i quali, come noto, determinano spiccate differenze fenotipiche, ben oltre la determinazione sessuale cromosomica. Pertanto, l’epidemiologia delle malattie, le manifestazioni cliniche, la storia naturale della patologia e la stessa risposta alla terapia possono essere molto diverse nel genere maschile e nel genere femminile e sicuramente gli ormoni, insieme ai fattori sociali, economici, culturali e agli altri fattori biologici, contribuiscono a determinare le significative differenze presenti, nell’ambito della salute, nei due generi. Tuttavia, se è noto che gli ormoni determinino differenze tipiche del sesso, maschile o femminile, il loro ruolo nell’omeostasi dell’organismo o nel determinismo di molteplici patologie è ben più complesso e non ancora completamente chiarito e caratterizzato.

La storia stessa dell’endocrinologia ci aiuta a comprendere il ruolo originario dell’endocrinologia nella medicina di genere in quanto una breve storia dell’endocrinologia recentemente pubblicata ricorda come già all’inizio del XIX secolo “W. Cooke descrivesse il caso di una ragazza nella quale un tumore pararenale si accompagnava a una modificazione di tutto l’organismo che la faceva rassomigliare a un maschio” e successivamente nel 1852 “Chowne osservasse al Charing Cross Hospital una giovane donna di 20 anni, gravida al quinto mese, caratterizzata da un irsutismo e da un aspetto mascolino così spiccati da generare dubbi sul suo sesso”. Risulta quindi chiaro come gli endocrinologi abbiano sempre compreso il ruolo fondamentale dell’epigenetica e della regolazione ormonale nel determinismo di caratteristiche fenotipiche specifiche e anche dell’approccio terapeutico differenziato nelle patologie di genere.

Sulla base di queste premesse risulta chiaro come frequenti malattie endocrinologiche e metaboliche si presentino con spiccate differenze di genere che richiedono un approccio specifico in base al sesso per ottimizzare il percorso diagnostico e terapeutico. I disturbi della ghiandola tiroidea sono presenti nelle donne 5-8 volte più che negli uomini. Questo dato comprende le alterazioni della funzione tiroidea, palesi o subcliniche, i noduli tiroidei e le patologie autoimmuni della tiroide. Il cancro della tiroide è più frequente nelle donne, ma ha una prognosi peggiore negli uomini. Sono poi ben riconosciuti gli effetti degli estrogeni sull’asse GH/IGF-1. Il dimorfismo sessuale dell’asse somatotropo è correlato all’inibizione della secrezione epatica di IGF-1, stimolata dal GH, da parte degli estrogeni. Differenze di genere sembrerebbero influire anche sull’incidenza e sulla prevalenza di diabete mellito. Le donne con diabete, indipendentemente dalla menopausa, hanno un rischio significativamente maggiore, di circa 4-6 volte, di cardiopatia ischemica, cioè il 50% maggiore rispetto agli uomini. Inoltre, le donne affette da diabete hanno una prognosi peggiore dopo infarto del miocardio e una mortalità totale per patologie cardiovascolari più alta degli uomini. D’altro canto, è ben noto come l’osteoporosi sia più frequente nelle donne, e quindi considerata esemplare malattia di genere, ma è purtroppo estremamente sotto-valutata, sotto-diagnosticata e sotto-trattata negli uomini, in cui più alto si manifesta il rischio di mortalità dopo fratture di femore. Inoltre, anche se l’obesità non è considerata una condizione legata al genere in rapporto all’incidenza e prevalenza nei due sessi, tuttavia chiare influenze ormonali portano a una diversa distribuzione del grasso corporeo e gli estrogeni sembra possano diminuire il senso di fame modulando diverse adipochine e segnali anoressizzanti. Risulta quindi sempre più chiaro come una migliore comprensione delle differenze biologiche e ormonali tra maschi e femmine svolga un ruolo fondamentale sia per promuovere l’appropriatezza diagnostica e terapeutica sia per migliorare e personalizzare le terapie.

La SIE si è sempre profondamente impegnata per diffondere e aumentare tra i propri iscritti una conoscenza e una preparazione sulla medicina di genere attraverso un’attività formativa e di ricerca che ha coinvolto tutte le componenti della società, attraverso l’istituzione di club e gruppi di studio che si occupassero in maniera specifica di diverse tematiche anche con un’attenzione specifica ai risvolti di genere delle diverse patologie. La recente creazione di un gruppo di studio sulla “Disforia di genere e disturbi dello sviluppo gonadico e genitale” fa comprendere ancor meglio la sensibilità e il profondo impegno della SIE nell’approccio alle molteplici sfaccettature delle problematiche di genere che si ampliano con le tematiche legate alla disforia di genere.

Conclusioni

Uno dei futuri obiettivi della SIE sarà quello di proseguire la divulgazione sempre più ampia di una cultura endocrinologica specifica attraverso la promozione dell’educazione della medicina di genere, garantendo adeguati livelli di formazione mediante stesura di articoli, organizzazione di corsi di aggiornamento in presenza e FAD, ma anche promuovendo sempre più attività di ricerca clinica e di base incentrate sulla comprensione e caratterizzazione degli specifici meccanismi molecolari, cellulari e biologici sulla base dei quali si fondano le peculiari differenze di genere.

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