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DOI 10.1723/2882.29064 Scarica il PDF (440,4 kb)
IJGSM 2017;3(3):128-129



Approvata la legge: finalmente arriva la medicina di genere

L’onorevole Paola Boldrini commenta l’approvazione dell’articolo 3 del DDL Lorenzin, che è una sintesi della proposta di legge con lo stesso titolo presentata dalla deputata nel 2016.

Il cosiddetto DDL Lorenzin è stato approvato al Senato il 22 dicembre 2017 e garantisce per la prima volta in Italia che la medicina venga orientata al genere in tutte le sue applicazioni a livello nazionale, sia nella sperimentazione clinica dei farmaci (art. 1), sia per tutto il percorso clinico (art. 3). Quest’ultimo articolo in particolare, denominato “Applicazione e diffusione della Medicina di Genere nel Sistema Sanitario Nazionale” non è altro che la sintesi della proposta di legge 3603 con stesso titolo, che avevo presentato, a mia prima firma, alla Camera dei Deputati nel febbraio 2016. Si è trattato di un percorso veloce, che non tutte le proposte di legge hanno la fortuna di avere. Esso nasconde un impegno e determinazione costante per raggiungere tale obiettivo che rappresenta un risultato inedito per il panorama giuridico nazionale ed europeo.

Un obiettivo per cui ho lavorato, in sinergia con il lavoro di molti, convinta fermamente della necessità di una legge nazionale che aiuti a superare le autonomie dei servizi sanitari regionali, così da veder diffusa e applicata la medicina di genere, dando per acquisito che riconoscere le differenze di sesso e di genere nella ricerca, prevenzione, diagnosi e cura rappresenti una evoluzione ormai ineludibile. La legge è un punto fermo che rappresenta equità e appropriatezza dell’assistenza, nel pieno rispetto del diritto alla salute, in base all’articolo 32 della Costituzione.




Ora il Ministero della Salute dovrà predisporre due propri decreti applicativi: uno comporterà il Piano per la diffusione della medicina di genere, avvalendosi del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità e sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni; l’altro definirà, insieme al MIUR, il Piano Formativo Nazionale volto a garantire la diffusione della conoscenza delle differenze di sesso e di genere nella ricerca, prevenzione, diagnosi e cura. Il tutto dovrà avvenire entro dodici mesi dal­l’entrata in vigore della legge.

Non spaventi il dover predisporre nuovi decreti, poiché, avendo la medicina di genere già diverse applicazioni sperimentali diffuse nel Paese, si potrà fare riferimento a queste per redigere i testi necessari e sveltire l’iter dei decreti stessi. Ad esempio, per ciò che riguarda la formazione universitaria, la Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, in linea con il testo dell’originaria proposta di legge sulla medicina di genere, nel dicembre 2016 ha condiviso all’unanimità una mozione da cui è scaturito il progetto pilota che vede l’applicazione di insegnamenti attenti alle differenze di sesso e di genere, già dal corrente anno accademico 2017/2018.

Mi ritengo soddisfatta e francamente gratificata dall’obiettivo raggiunto, per niente scontato, che desidero condividere con le persone di istituzioni, società scientifiche, associazioni, che ho potuto conoscere e apprezzare in questi anni, persone la cui competenza mi ha fornito la carica necessaria ad affrontare e risolvere i tanti piccoli e grandi ostacoli incontrati sulla strada dell’approvazione della legge.

On. Paola Boldrini

Camera dei Deputati

Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della Salute.

Vedi anche

Medicina di genere. Ci vuole una legge. Intervista a Paola Boldrini. Ital J Gender-Specific Med 2016; 2(3): 130-2.

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