La salute genere-specifica in ambito penitenziario

Le donne negli istituti penitenziari italiani rappresentano il 4% della popolazione generale che si attesta intorno alle 50000 unità presenti giornalmente. In numero variabile nei diversi Istituti Penitenziari su tutto il territorio nazionale, non sono note le caratteristiche epidemiologiche in riferimento alle patologie; né risulta una organizzazione unitaria dei servizi sanitari prestati nelle diverse realtà locali.

In merito allo stato di salute, dalle stime degli studi condotti in Italia, tra il 60% e l’80% delle persone detenute ha almeno una patologia. Di queste una su due è di tipo infettivo (48% dei casi). A seguire, disturbi psichiatrici nel 32%, malattie osteoarticolari 17%, malattie cardiovascolari 16%, problemi metabolici 11%, malattie dermatologiche 10%. La prevalenza delle malattie infettive è ben superiore rispetto a quella osservata nella popolazione non detenuta: l’infezione da HIV riguarda il 7%, la positività per l’antigene dell’epatite B il 6%, quella per epatite C il 40%.

Tornando alle detenute, la prevalenza dell’infezione da HIV, di altre malattie a trasmissione ematica e delle infezioni a trasmissione sessuale è spesso superiore rispetto a quella osservata negli uomini. Le donne che sono partner sessuali di detenuti maschi HIV positivi hanno un rischio di acquisire l’infezione otto volte superiore rispetto alle partner di sieropositivi che non sono mai stati in carcere e non è raro scoprire allo stesso tempo che siano in stato di gravidanza e con infezione da HIV. Il tasso di infezione tra le donne detenute, che rappresentano il 5,5% del totale, è risultato in diverse osservazioni superiore anche del 50% rispetto alla popolazione maschile. Anche la prevalenza dell’infezione cronica da HCV è superiore rispetto a quella osservata negli uomini. Nel genere femminile fattori fisiologici, psicologici e sociali, giocano un ruolo importante nel caratterizzare l’infezione cronica da HCV che vanno considerati al fine di fornire un’adeguata opportunità di accesso alle cure e un’appropriata prescrizione terapeutica.




Per quanto riguarda l’infezione da papillomavirus (HPV), le donne detenute presentano maggiori fattori di rischio rispetto alla popolazione generale e il riscontro di cancro della cervice uterina è stato osservato da quattro a cinque volte superiore rispetto alle quello riscontrato nelle donne non detenute. A oggi non è noto il tasso di esecuzione degli esami di screening per patologia ginecologica né l’eventuale tasso di esecuzione della vaccinazione per HPV nei soggetti a cui sarebbe raccomandata; non è noto inoltre il tasso di esecuzione degli esami di screening per neoplasia mammaria.

Dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe), da anni impegnata nello studio e nella promozione della salute in ambito penitenziario, è nato un focus sulla salute delle donne detenute realizzando il network multidisciplinare ROSE (Rete Donne Simspe), con lo scopo di approfondire le caratteristiche in merito alla salute di questa popolazione minoritaria al fine di promuovere azioni efficaci e specifiche con la realizzazione di progetti mirati.




Solo definendo le esigenze di salute della popolazione delle donne detenute si potranno superare eventuali diseguaglianze dovute all’inappropriatezza organizzativa e delle prestazioni sanitarie, per il miglioramento della prevenzione e della cura delle malattie di uomini e donne. Associando a questo percorso azioni di informazione e formazione sulla medicina genere-specifica, si potrà realizzare nel tempo quella emancipazione culturale che deve raggiungere anche questo contesto.

Elena Rastrelli

erastrelli@virgilio.it

Dirigente medico reparto di Medicina Protetta-Malattie Infettive, Ospedale Belcolle Viterbo

Responsabile di ROSE